PIETRAPERTOSA e CASTELMEZZANO
40 KM DA POTENZA
Le bellissime Dolomiti Lucane sono caratterizzate da alte guglie le cui forme hanno suggerito nomi fantasiosi, quali l'aquila reale, l'incudine, la grande madre, la civetta. Fanno parte di un complesso montuoso risalente a 15 milioni di anni fa. Il gruppo montuoso più alto è quello della Costa di S. Martino, chiamato Piccole Dolomiti, in quanto riproduce l'asprezza e le caratteristiche delle famose Pule Trentine. Molto belli anche i picchi delle Murge di Castelmezzano e le guglie di Monte Carrozze. Suggestivo il torrente Rio di Capperino, che ha scavato una profonda gola che divide le Murge di Castelmezzano dalla Costa di S. Martino. Negli anfratti più inaccessibili delle dolomiti lucane nidificano diverse specie di uccelli, tra cui ricordiamo il nibbio reale, il gheppio ed il falco pellegrino. Nonostante l'apparenza spoglia, le guglie offrono una flora interessante che comprende la valeriana rossa, la lunaria annua, l'onosma lucana. A ridosso delle Dolomiti Lucane sorgono i suggestivi paesi di Castelmezzano e Pietrapertosa. Chi non conosce la meraviglia delle possenti mura del castello di Pietrapertosa? Certo, ognuno sa che al tempo dei saraceni, quando imperversavano per le province di Matera e Potenza, un avamposto militare fu creato da un arabo che tutti chiamavano Bomar, ma del castello di Pietrapertosa non si conosce più nulla. Un tempo, racconta qualche contadino, sull’altissima rupe dove sorge il castello andavano a pascolare gli animali e si pensava che nessuno, ormai da secoli, abitasse quei luoghi così aspri nel paesaggio e nel clima. Un giorno uno di questi pastori, proveniente da Castelmezzano o dal casale di Trifoggio, volle portare le pecore sino ai piccoli a freschi praterelli del castello. Ma appena entrò in esso udì qualcosa di incomprensibile: "Aiutami! Aiutami, mio signore, sono imprigionata nelle mura della torre!". Dopo aver udito quelle parole, il pastore fu preso dallo spavento e fuggì di corsa lasciando il bestiame. Subito corse sino al paese per raccontare l’accaduto, ma nessuno gli credette. Sbeffeggiato da tutti, decise di ritornare a monte del castello, ma con grande meraviglia vide tutto il suo bestiame ammazzato. Il povero pastore cominciò a lamentarsi e a battersi il petto per la grave perdita ed iniziò ad avvertire di nuovo quelle parole incomprensibili. "Aiutami! Sono…", ma le parole non furono terminate che il pastore prese un bastone e, colmo di rabbia, iniziò a scrollare il legno come un forsennato. "Vuoi prenderti gioco di me, eh?, ma adesso ti faccio vedere io!". Vibrò un colpo presso la torre e provocò un buco nella parete che dava sul dirupo verso la chiesetta di S. Antonio. Da quella parete sbucò una piccola ape luminosissima che subito volò nel cielo, ma mentre iniziava a volare diceva: "Ah, finalmente! Erano mille ani che non vedevo la luce da quando il saraceno mi rinchiuse fra le pietre poiché voleva che io non esprimessi alcun desiderio per nessuno". E scomparve. Il povero pastore iniziò allora a lamentarsi per il bestiame perduto, in realtà poche pecore poiché era già povero; stava già pensando di non ritornare più dalla moglie per non raccontarle di aver perso gli animali per un’ape… quando apparve nella notte di nuovo l’ape. "Cosa vuoi, ancora? Và via!" "Noo, non disperare –disse l’ape- ha voluto uccidere le bestie per preoccupare gli eventuali tuoi accompagnatori, ma so che tu sei buono e sarai ricompensato". Il pastore si addormentò, e il mattino successivo trovò un sacco pieno d’oro e tanto bestiame da non tenervi testa. Fu allora che nacque la leggenda di un’ape sulla montagna del castello di Pietrapertosa che fece felice un uomo semplice che non conosceva la gioia di una grande ricchezza.